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Valle d’Aosta: verso l’election day con una riforma non-riforma elettorale

di Redazione
In Valle d’Aosta, il mese di febbraio si è concluso con l’approvazione da parte del Consiglio Regionale di due disegni di legge in vista delle elezioni comunali e regionali in programma per il 2025.
Il primo è il disegno di legge di iniziativa della Giunta Regionale 180/XVI “Disposizioni urgenti per lo svolgimento contestuale, nell’anno 2025, delle elezioni regionali e generali comunali. Modificazioni di leggi regionali in materia di enti locali”, approvato a scrutinio segreto nella seduta del 26 febbraio con 19 voti favorevoli, 5 contrari e 11 astensioni.
La legge approvata prevede anzitutto che le elezioni in programma in 65 comuni della Valle d’Aosta siano svolte contestualmente a quelle regionali nel cosiddetto election day, la cui data dovrà essere fissata con decreto del Presidente della Regione.
Il testo interviene poi su alcuni punti specifici inerenti le elezioni comunali, quali il numero degli Assessori, i compensi, la riduzione del quorum in caso di liste uniche e il limite dei mandati per Sindaci e Vicesindaci. Per quanto riguarda l’ultimo punto (art. 3), viene introdotto il limite di due mandati consecutivi nei Comuni che contano più di 15 mila abitanti; di tre mandati consecutivi nei Comuni con una popolazione superiore a 5 mila abitanti e inferiore a 15 mila e di quattro mandati nei Comuni di non più di 5 mila abitanti. Nel secondo e terzo caso, un ulteriore mandato è tuttavia previsto qualora uno dei mandati precedenti abbia avuto “durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per causa diversa dalle dimissioni volontarie“.
Tuttavia, l’introduzione del limite di mandati per i Sindaci e Vicesindaci dei Comuni fino a 5 mila abitanti presenta, secondo l’opposizione, un vizio di legittimità costituzionale. Secondo quanto affermato dal Consigliere leghista Paolo Sammaritani durante le dichiarazioni di voto, “votando un emendamento proposto dal PD che reintroduce il limite dei mandati nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, la maggioranza voterà un principio incostituzionale. Infatti, la Corte costituzionale ha chiaramente sancito che le disposizioni sui mandati devono essere coerenti con la normativa statale per un principio di uniformità su tutto il territorio nazionale. E la norma statale ha tolto il limite dei mandati nei comuni fino a 5.000 abitanti, per non comprimere il diritto all’elettorato passivo (art. 51 della Costituzione)”. Considerazione questa condivisa anche dal Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Pierluigi Marquis.
Il secondo disegno di legge approvato dal Consiglio Regionale a tema “elezioni” è il n. 115/XVI “Nuove disposizioni in materia di elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione. Modificazioni alla legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3”, presentato il 14 luglio 2023 dal gruppo Union Valdôtaine (UV), parte della maggioranza del Governo Regionale.
Si tratta di un progetto di legge approvato tra le dure critiche dei consiglieri regionali di opposizione e, a dire il vero, senza troppo entusiasmo neanche da parte dei consiglieri di maggioranza. Per comprendere il motivo di questa insoddisfazione generalizzata, è necessario fare un passo indietro.
Come correttamente affermato dal Capogruppo di Pour l’Autonomie – Per l’Autonomia Aldo di Marco, questa legge arriva “dopo un lungo e travagliato percorso che ha visto tutte le forze politiche esprimersi sulla necessità di una riforma elettorale senza però riuscire a concretizzare una proposta, essendosi poi arenate su idee e posizioni contrastanti”.
Di fatto, all’esame del Consiglio Regionale non c’era solo la proposta di riforma della legge regionale elettorale presentata da UV, ma anche altre tre proposte presentate dall’opposizione – più nello specifico dal gruppo Progetto Civico Progressista ad aprile 2022, dalla Lega e da Forza Italia congiuntamente nel 2023 e dal gruppo Rassemblement Valdôtain nel 2024 (di queste, la prima è stata respinta, mentre le altre due sono state ritirate).
La necessità di riformare la legge elettorale era dunque sentita trasversalmente dalle diverse forze politiche di maggioranza e opposizione. Inoltre, i disegni di legge presentati dall’opposizione condividevano alcuni punti quali la riduzione della soglia di sbarramento, attualmente fissata al 5,7%, e l’elezione diretta del Presidente della Regione, oltre che il superamento della preferenza unica.
Di questi punti, solo l’ultimo punto è stato ripreso nella proposta di legge di UV approvata il 27 febbraio ed esso è, di fatto, anche l’unica modifica sostanziale rispetto all’assetto precedente. La nuova legge prevede quindi che si possano indicare tre preferenze, almeno una delle quali deve riguardare candidati di genere diverso, pena l’annullamento dell’ultima preferenza.
Per questo motivo, il testo approvato è stato duramente criticato dall’opposizione, con i consiglieri di Forza Italia e Lega che hanno inoltre deciso di abbandonare l’Aula e non prendere parte alle votazioni. Prima di lasciare l’Aula, il Consigliere leghista Paolo Sammaritani, Vicepresidente del Consiglio Regionale, ha tenuto a sottolineare che “la tanto annunciata riforma elettorale della maggioranza si è risolta in un cambio sul numero delle preferenze”.
Parole di delusione sono arrivate anche dal Capogruppo del Rassemblement Valdôtain Stefano Aggravi, in particolare per la bocciatura della proposta di emendamento presentata dal suo stesso gruppo e volta a rivedere la soglia di sbarramento portandola a 4,5% per le singole liste e a 9% per i gruppi di liste a condizione che almeno una delle liste del gruppo raggiunga il 4,5%.“Ad agosto 2024, in un incontro al quale parteciparono i segretari e presidenti delle forze di maggioranza, si era trovato un accordo di massima sulle preferenze di cui una di genere e sull’ottimizzazione delle soglie di sbarramento, che poi venne meno da un confronto tutto interno all’UV”, ha dichiarato Aggravi durante il dibattito in Aula.
Tra gli altri punti particolarmente discussi quello dell’elezione diretta del Presidente della Regione che, secondo i consiglieri di opposizione sostenitori di questo meccanismo, sarebbe necessaria per garantire più stabilità al Governo Regionale. Tuttavia, secondo il Capogruppo dell’UV Aurelio Marguerettaz, in una Regione come la VDA “in cui il Presidente ha un potere decisamente più importante rispetto a qualsiasi altro potere, con l’elezione diretta e tutte le attribuzioni riconosciutegli di conseguenza, rischia di diventare un intoccabile. La Costituzione sottolinea l’importanza della presenza di un sistema di “pesi e contrappesi” che, con l’elezione diretta, verrebbero meno. Il tema per noi non è un tabu ma bisogna creare dei contrappesi che tutelino il corretto andamento democratico”. Sulla stella lunghezza d’onda anche il Consigliere di FP-PD Andrea Padovani (FP-PD): “ho sempre ritenuto che l’elezione diretta Presidente della Giunta fosse sbagliata e pericolosa perché concentra tutto il potere nelle mani di una sola persona”, ha dichiarato.
Alla fine, comunque, il testo di UV è stato approvato con 19 voti a favore (Union Valdôtaine, Federalisti Progressisti – Partito Democratico, Pour l’Autonomie, Stella Alpina), 2 voti contrari (Progetto Civico Progressista) e 5 astensioni (Rassemblement Valdôtain) e senza la partecipazione dei Consiglieri azzurri e di quelli leghisti. Come accennato, la nuova legge non entusiasma però neanche la stessa maggioranza, tanto è vero che il Capogruppo di FP-PD Paolo Cretier ha ammesso: “l’ambizione di tutti i partiti e movimenti era di fare una riforma sostanziale, ma è rimasto un sogno nel cassetto”.